Per decenni, il controllo dei ratti nelle città è stato associato principalmente a ispezioni, trappole, rodenticidi e interventi sulle tane. New York sta ora cercando di intervenire un passo prima: ridurre una delle risorse che permette di mantenere elevate popolazioni di roditori nell’ambiente urbano, ovvero l’accesso costante ai rifiuti alimentari.
La città sta progressivamente ampliando il proprio programma di containerizzazione dei rifiuti, sostituendo i sacchi della spazzatura depositati direttamente in strada con contenitori chiusi e resistenti ai roditori. Nel corso del 2026, il sistema ha continuato a estendersi agli edifici residenziali e l’amministrazione comunale mantiene un piano per estendere la containerizzazione a tutta la città nei prossimi anni.
La strategia è particolarmente interessante per il settore del pest management, perché cambia in parte il modo di affrontare il problema. Invece di concentrarsi esclusivamente su come eliminare i ratti già presenti, pone anche un’altra domanda: quali condizioni urbane permettono a queste popolazioni di trovare continuamente cibo?
I sacchi della spazzatura: una fonte di cibo facilmente accessibile ai ratti
La logica alla base del programma di New York è relativamente semplice.
Un sacco di plastica lasciato per ore su un marciapiede rappresenta una barriera molto limitata per un ratto. Può essere facilmente danneggiato, liberando residui alimentari e creando punti di alimentazione ricorrenti nelle strade in cui gli animali sanno già quando e dove trovare cibo.
Lo stesso Dipartimento della Salute di New York identifica i rifiuti accessibili come uno dei fattori che favoriscono la presenza dei ratti e raccomanda di conservarli in contenitori resistenti con coperchi correttamente chiusi.
Questo principio coincide con l’approccio di Integrated Pest Management (IPM) descritto dai CDC. Un programma IPM non si basa esclusivamente sull’eliminazione degli infestanti: cerca anche di modificare l’ambiente per ridurre l’accesso alle tre risorse essenziali che permettono a una popolazione di prosperare: cibo, acqua e rifugio.
Questo aspetto è particolarmente importante nelle città.
Un trattamento con rodenticidi può ridurre temporaneamente una popolazione, ma se continuano a essere disponibili grandi quantità di cibo e aree di rifugio, le condizioni che hanno originato il problema rimangono.
Cosa sta facendo New York?
La trasformazione è iniziata progressivamente con modifiche agli orari di conferimento dei rifiuti, nuovi obblighi per le attività commerciali e programmi pilota di containerizzazione nelle aree residenziali.
Il passo successivo è stato sostituire i tradizionali sacchi neri con diversi tipi di contenitori.
I piccoli edifici residenziali sono già soggetti a requisiti specifici che prevedono il conferimento dei rifiuti in contenitori ufficiali. Negli edifici a maggiore densità abitativa, la città sta introducendo i cosiddetti Empire Bins, grandi contenitori fissi collocati su strada e progettati per essere svuotati tramite veicoli dotati di sistemi automatizzati.
L’obiettivo dichiarato dal Dipartimento di Sanitation è eliminare progressivamente i sacchi della spazzatura dalle strade e rendere più difficile ai roditori l’accesso ai rifiuti.
Inoltre, la strategia non si limita alla sostituzione dei contenitori. New York combina questa trasformazione con programmi specifici di monitoraggio, ispezioni, aree prioritarie di controllo e interventi mirati coordinati tra diversi enti municipali.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante del modello per le altre città.
Sta funzionando?
I primi dati comunali sono incoraggianti, anche se devono essere interpretati con cautela.
Il Dipartimento di Sanitation ha comunicato una diminuzione continua delle segnalazioni dei cittadini relative alla presenza di ratti durante l’implementazione delle nuove misure e ha riportato riduzioni particolarmente significative in alcune delle aree in cui sono stati realizzati progetti pilota di containerizzazione.
Tuttavia, una riduzione delle chiamate o delle segnalazioni dei cittadini non permette di attribuire automaticamente l’intero cambiamento ai nuovi contenitori.
Nello stesso periodo sono state infatti applicate anche altre misure: modifiche agli orari di raccolta, ispezioni, programmi specifici contro i roditori, pulizia urbana e interventi mirati in determinati quartieri.
Anche gli studi accademici che analizzano l’evoluzione delle popolazioni di ratti in diverse città indicano la containerizzazione di New York come un cambiamento promettente, ma considerano i dati attualmente disponibili ancora insufficienti per trarre conclusioni definitive sul suo impatto a lungo termine.
La lezione, quindi, non è semplicemente:
“Mettere i rifiuti nei contenitori elimina i ratti.”
È qualcosa di più interessante:
Ridurre sistematicamente la disponibilità di cibo può modificare uno dei fattori ambientali che favoriscono il mantenimento delle infestazioni.
La gestione dei rifiuti fa parte anche del controllo degli infestanti
Questa idea non è nuova.
Un programma sviluppato in precedenza dal Dipartimento della Salute di New York in diversi quartieri del Bronx aveva già dimostrato l’importanza di intervenire sulle condizioni ambientali a livello di quartiere.
La strategia combinava ispezioni periodiche, monitoraggio attivo, sensibilizzazione, interventi da parte dei proprietari e correzione dei fattori che favorivano le infestazioni. Tra questi fattori figuravano proprio i rifiuti accessibili ai roditori. Il programma è riuscito a ridurre significativamente il numero di abitazioni in cui venivano rilevati segni di attività dei ratti.
Un altro studio basato su decine di migliaia di ispezioni effettuate a New York ha inoltre rilevato un’associazione tra determinate caratteristiche legate a grandi volumi di rifiuti e una maggiore presenza di ratti. Gli interventi volti a migliorare la gestione dei rifiuti e la pulizia delle strade sono stati associati a una minore probabilità di rilevare roditori.
Tutto ciò rafforza un concetto importante per il controllo degli infestanti in ambiente urbano:
I rifiuti non rappresentano soltanto un problema di pulizia urbana. Possono anche essere una variabile nell’ecologia delle popolazioni di roditori.
Il modello potrebbe essere applicato ad altre città?
Non esiste un modello identico che possa essere applicato automaticamente a qualsiasi città.
New York presenta caratteristiche specifiche: elevata densità di popolazione, grandi edifici residenziali, enormi volumi di rifiuti e una lunga tradizione di deposito dei sacchi direttamente sui marciapiedi.
Una città europea in cui i cassonetti collettivi sono già ampiamente diffusi, ad esempio, parte da una situazione completamente diversa.
Ciò che può essere trasferito è invece il principio preventivo alla base di questa politica.
Una città potrebbe analizzare congiuntamente:
- dove si concentrano le infestazioni di roditori;
- dove vengono rilevati rifiuti al di fuori dei contenitori;
- quali attività producono maggiori quantità di rifiuti alimentari;
- dove i contenitori sono insufficienti o frequentemente pieni;
- quali orari lasciano i rifiuti esposti più a lungo;
- dove si concentrano tane e potenziali rifugi;
- e quali aree ricevono il maggior numero di segnalazioni da parte dei cittadini.
Sovrapponendo questi diversi livelli di informazione possono emergere correlazioni utili per intervenire sulle cause ambientali prima di incrementare le misure correttive.
Il contenitore da solo non risolve il problema
Esiste anche il rischio di semplificare eccessivamente il problema.
Una città può sostituire i sacchi con contenitori e continuare comunque ad avere importanti problemi di roditori.
Un contenitore chiuso male, troppo pieno o insufficiente rispetto al volume di rifiuti prodotto torna a fornire cibo alla popolazione di roditori presente nella zona. Possono inoltre esserci residui alimentari intorno a ristoranti, cestini pubblici, mercati, reti fognarie o aree di carico e scarico.
Le stesse linee guida dei CDC per il monitoraggio dei roditori considerano problematici sia i rifiuti direttamente esposti sia i contenitori non adeguatamente chiusi, troppo pieni o insufficienti.
Inoltre, una popolazione di ratti necessita anche di rifugi e possibilità di spostamento.
Per questo motivo, il controllo urbano deve combinare la gestione dei rifiuti con:
monitoraggio + manutenzione + esclusione + eliminazione dei rifugi + controllo professionale + valutazione dei risultati.
Il contenitore può eliminare una fonte di alimentazione, ma non sostituisce il resto del programma.
Un’opportunità per le aziende di pest control
Questo approccio amplia anche il ruolo delle aziende specializzate nel pest control.
Un professionista non deve necessariamente limitare la propria diagnosi all’individuazione delle tane o alla scelta del trattamento più adeguato. Può anche analizzare le condizioni che contribuiscono al mantenimento dell’infestazione.
Durante un’ispezione, ad esempio, può rilevare:
- contenitori lasciati costantemente aperti;
- rifiuti intorno alle aree di carico e scarico;
- frequenze di raccolta insufficienti;
- attività con residui alimentari accessibili;
- accumuli di materiali che possono fungere da rifugio;
- attività ricorrente degli infestanti intorno a determinate aree di deposito dei rifiuti.
Registrare questi fattori permette di passare da un report basato esclusivamente sul fatto che “sia stata rilevata o meno la presenza di roditori” a un report che spiega perché quell’area continua a offrire condizioni favorevoli alla loro presenza.
Inoltre, se queste informazioni vengono geolocalizzate e analizzate nel corso dei mesi, è possibile generare mappe di calore in base all’attività degli infestanti, identificare le recidive e verificare se le modifiche introdotte stanno producendo risultati e in che modo influenzano il comportamento dei roditori.
Questo approccio si integra particolarmente bene con un modello di controllo preventivo e basato sui dati.
Dal trattamento dei ratti alla gestione dell’ecosistema urbano
Il caso di New York riflette un’evoluzione più ampia nel settore del pest management.
Per molto tempo, gran parte delle strategie municipali si è concentrata sull’intervento diretto sull’organismo bersaglio. Tuttavia, l’approccio dell’Integrated Pest Management cerca di intervenire anche sulle condizioni che permettono a quell’organismo di prosperare.
Nel caso dei roditori urbani, questo significa osservare congiuntamente:
cibo, acqua, rifugi, comportamento umano e attività della popolazione.
La gestione dei rifiuti passa così dall’essere un ambito separato dal controllo degli infestanti a diventare parte integrante della strategia.
Per le aziende specializzate, questa trasformazione apre inoltre la possibilità di lavorare con una maggiore quantità di informazioni provenienti da ispezioni, segnalazioni, punti di controllo e mappe di calore basate sull’attività degli infestanti.
Strumenti specializzati come iGEO consentono di registrare segnalazioni e punti di controllo geolocalizzati, lavorare con mappe di calore, mantenere lo storico degli interventi e collegare le informazioni raccolte dai tecnici con la pianificazione e le successive attività di analisi.
L’obiettivo finale non è effettuare più trattamenti, ma comprendere quali condizioni favoriscono la ricomparsa del problema.
Conclusione: meno cibo disponibile, un ulteriore elemento del controllo
L’esperienza di New York pone una questione importante per qualsiasi città alle prese con problemi persistenti di roditori: forse una parte della soluzione non consiste esclusivamente nell’aumentare il numero o la frequenza dei metodi di controllo degli infestanti, come trappole o trattamenti.
Può consistere anche nel rendere l’ambiente meno favorevole ai ratti.
La containerizzazione dei rifiuti cerca proprio di intervenire su uno degli elementi fondamentali per la loro sopravvivenza: la disponibilità di cibo.
I primi segnali comunicati da New York sono positivi, ma sarà ancora necessario osservare l’evoluzione del programma man mano che verrà esteso e distinguere l’effetto dei contenitori da quello delle altre misure applicate contemporaneamente.
Ciò che è supportato dai principi dell’Integrated Pest Management è la logica di fondo: il controllo dei roditori è più sostenibile quando si interviene anche sulle condizioni ambientali che favoriscono o mantengono l’infestazione.
Per le altre città, quindi, l’insegnamento del caso di New York non consiste necessariamente nel copiare lo stesso tipo di contenitore.
Consiste nel porsi una domanda molto più utile:
Cosa stiamo facendo affinché le nostre strade smettano di offrire continuamente ai ratti cibo, rifugi e condizioni favorevoli alla loro proliferazione?


